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INTRODUZIONE

Il Madagascar è uno stato insulare che si trova nell’oceano Indiano, è la quarta isola più grande del mondo. La lingua ufficiale del paese è il malgascio, ma la popolazione parla anche il francese; la Francia, infatti, ha avuto una grande importanza sullo sviluppo dell’isola durante il periodo colonialista. La moneta locale si chiama Ariary. Il clima del Madagascar è di tipo tropicale ma nella parte occidentale e meridionale è subdesertico, mentre in quella orientale, a causa dei venti monsoni, il clima è molto piovoso. La stagione ideale per visitare il Madagascar va da Aprile a Ottobre per evitare le piogge, ma è possibile visitare il paese tutto l’anno. La popolazione ha i tratti somatici degli asiatici ed africani, con influssi europei ed arabi. Nella nazione troviamo il 5% delle specie animali e vegetali del mondo e l’80% sono endemiche come per esempio i lemuri, più di 250 specie di rane, diverse specie di camaleonti e i millenari baobab.

IL MIO MADAGASCAR

Il Madagascar è una nazione africana che riesce a darmi quella sensazione indescrivibile di malinconia e voglia di tornare ogni volta che ripenso al viaggio… E’ stato l’itinerario più intenso ed impegnativo che abbia mai affrontato, viaggiare per le strade malgasce, vedere decine di bambini che popolano strade e villaggi, i loro volti e i loro occhi, in apparenza persi nel vuoto, e i loro sorrisi; questi sono i ricordi più significativi che rimangono nel cuore di chi viaggia in Madagascar.

IL TOUR DEL SUD OVEST – Da Antananarivo a Fort Dauphin
Il nostro viaggio in Madagascar inizia dalla sua capitale, Antananarivo: è qui che atterrano voli internazionali. Appena fuori dall’aereo si respira subito un aria diversa, l’aria africana.Spostandoci per la capitale si notano i tipici pousse-pousse che sono dei mezzo di trasporto a trazione umana simile al risciò giapponese. Ce ne sono centinaia, e anche se può sembrare inumano, i conducenti saranno felici di offrirvi il loro servizio.Usciti da Antananarivo si comincia a vedere un paesaggio molto suggestivo, nel centro del paese sono presenti i grandi altipiani che percorrono tutta l’isola. Noi con la nostra 4×4 oltrepassiamo quello chiamato Ankaratra, a sud della capitale. Ai piedi di queste colline il paesaggio offre distese di risaie, il tramonto è veramente suggestivo e all’imbrunire ci portiamo verso ovest nel paese di Miandrivazo.
Se prima respiravamo una aria africana, da Miandrivazo in poi vi consiglio di trovare una guida affidabile e un conducente di 4×4 perché si fa sul serio: il consiglio che posso darvi è quello di affrontare un viaggio del genere solo se non siete troppo schizzinosi e avete uno enorme spirito di adattamento… (dormire con una gallina nel letto o trovarsi in uno sciame di locuste sembra essere una cosa frequente da queste parti…) La notte dormiamo in un posto tranquillo, la vita qui è scandita dalla luce del sole: quando tramonta è ora di andare a dormire. Ci sono i generatori di energia, ma dopo una certa ora le luci si spengono, e si accendono le candele. Do la buonanotte al Madagascar nel mio letto coperto da una zanzariera e alla presenza di una candela accesa e diversi animali appesi al muro.

La mattina ci spostiamo da Miandrivazo ancora verso Ovest verso Morondava. Il paesaggio cambia, è più secco e arido e si cominciano a vedere le strade sterrate di terra rossa e molti baobab. Qui si trova il viale dei baobab, tappa fondamentale dove venire per scoprire le dimensioni immense ed i diametri enormi di queste piante che raggiungono anche i 500 anni di età.  Da visitare assolutamente il Baobab degli innamorati… due Baobab che negli anni si sono intrecciati tra loro: sono un vero spettacolo della natura.Quando ci sembra tutto tranquillo si comincia a percepire qualcosa di particolare nell’aria…  Arsen (l’autista del 4×4 ) si ferma a bordo strada e ci indica che sta per arrivare qualcosa… Dopo alcuni minuti uno sciame di migliaia di locuste lunghe 5 cm ci invade oscurando il sole. Preso dall’euforia dell’evento sono rimasto fuori ma dopo che la terza locusta mi si era infilata nella camicia ho pensato che era il caso di stare nella Jeep ( provate voi a infilarvi 3 locuste di 5 cm nella camicia…) Il giorno dopo le avventure terrestri incominciano quelle marine. Partiamo da Morondava la mattina presto, al sorgere del sole, per raggiungere il paese di Belo sur Mer . La traversata è di 35 km circa e navighiamo con una piroga a motore costeggiando il canale di Mozambico. Il viaggio promette bene, paesaggi costieri colorati e sfumature verde smeraldo del mare intervallate da sfumature blu turchese… è tutto cosi sereno… fino a quando nel mezzo della traversata Mamy ( la nostra guida malgascia ) ci dice che siamo fortunati che i temuti pirati somali, molto conosciuti nel Canale di Mozambico non si vedono… Dopo questa splendida notizia, i chilometri che restano prima di arrivare a Belo diventano infiniti… ma alla fine arriviamo.Belo sur Mer è un delizioso paese di pescatori di circa 8.000 abitanti e camminare tra le capanne tra le persone che ti guardano incuriosite come venissi da un altro pianeta, ripaga di ogni timore dovuto ai pirati del golfo di Mozambico.Dopo un’intensa giornata andare a dormire è un piacere in Madagascar, dato che domani continueremo il nostro viaggio verso sud con l’obiettivo di arrivare nel paese di Manja.
Per spostarsi da Nord a Sud dobbiamo attraversare 3 grandi fiumi, e tra le esperienze più adrenaliniche del viaggio c’è sicuramente il trovarsi con la jeep nel mezzo del fiume sperando che non si impantani… Nel tardo pomeriggio arriviamo a Manja e dopo una succulenta cena Malgascia a base di Ravitoto e una bevuta di Rum locale, facciamo una passeggiata per le vie del paese. Il viaggio continua verso Andavadoaka, e per raggiungere questo paesino a sud dobbiamo percorrere un centinaio di chilometri  di strade che posso definire inesistenti; per questo non vi consiglio di avventurarvi da soli da queste parti, ma solamente assieme a guide locali che sanno percorrere questi terreni veramente estremi. Arrivati all’ennesimo fiume da attraversare a guado con il nostro mezzo, scopriamo che purtroppo questa volta non è possibile, perché il fiume è in piena. Le soluzioni sono due: raggirare l’ostacolo, facendoci perdere praticamente un giorno di itinerario, oppure affidarci all’idea di un Malgascio che ci assicura che la sua zattera può portare noi e la 4×4 al di là del fiume… Ormai abituato a tutto, non mi resta che acconsentire al colpo di genio ed affidarci al zatterone.In pochi minuti siamo al di là del fiume sani e salvi con il nostro mezzo e siamo pronti per continuare. Durante il tragitto troviamo sulla strada dei camaleonti, ed è interessante vedere come cambiano repentinamente colore passando dal verde al marrone, impauriti dalla presenza dell’uomo.

Arriviamo nel paese di pescatori di Andavadoaka dove troviamo subito un forte vento che viene dal mare. Mangiamo del riso con pesce e respiriamo l’aria salmastra che arriva sulla spiaggia. Tiriamo giù la zanzariera sul letto per proteggerci dalla temuta malaria, spegniamo la classica candela incastonata nella bottiglia e dopo aver salutato l’insetto nero di 10 cm dentro la doccia del bagno, andiamo a dormire. La mattina scopro un paesaggio veramente stupendo: il mare davanti a noi ha mille sfumature, la temperatura è davvero ottima e rimarrei volentieri se non dovessimo già ripartire verso l’estremo sud. Se volete fare un bagno in un posto ineguagliabile, fatelo a Salary, non ve ne pentirete. Percorrendo la strada incontriamo alcune tartarughe e si comincia a intravedere un paesaggio dove domina il bush semi-desertico che è contraddistinto da una vegetazione spinosa. Nei pressi di Ifaty, nel villaggio di Mangily mangiate da Chez Freddy ( ve le ricordate le Aragoste a 5 Euro con ostriche e succo di Guava? Io le ho prese proprio qui).

Dopo giorni di viaggio tra i villaggi torniamo alla civiltà africana e ci dirigiamo nella città di  Toliara che ha circa 118.000 abitanti, e viene considerata una specie di oasi nel mezzo della vasta regione desertica che la circonda. In questa zona del Madagascar abita la popolazione dei Vezo; il loro nome significa “nomadi del mare” perché con le loro piroghe sono conosciuti per essere abili pescatori e navigatori: si spostano in mare seguendo i banchi di pesci. Non so perché, ma ho lo strano presentimento che i Vezo faranno parte del nostro viaggio da queste parti…Passiamo la serata in un locale “fashion” di Tulear; alcuni amici malgasci mi confidano che per loro quella è la miglior discoteca del paese, e in effetti sorseggiando qualche drink locale l’ambiente è davvero divertente.

La mattina proseguiamo verso Anakao ma non prima di aver cambiato il mezzo di trasporto: da una potente Jeep passiamo, valigie comprese, ad un carretto trainato da due zebù. Per arrivare nel villaggio di Anakao dobbiamo ritornare a navigare il golfo di Mozambico e con un motoscafo raggiungiamo il villaggio.Visitando il villaggio di Anakao, oltre a godervi un mare stupendo e un clima davvero accogliente, si resta stupiti dalla simpatia delle persone, le  flotte di bambini che sorridono e vogliono starti vicino, entusiasti di vedere persone. Le donne di questo villaggio di pescatori hanno l’usanza di colorarsi il viso di un colore ricavato dalle piante, che ha lo scopo di  proteggerle dal sole. Se volete rendere felici i bambini del villaggio comprategli qualche collana di conchiglie, ne hanno alcune veramente bellissime.

A circa 2 km a largo di Anakao abbiamo deciso di provare le qualità nautiche della famosa popolazione dei Vezo. Ci imbarchiamo su una tipica Piroga a vela e ci affidiamo all’ esperto capitano che ci racconta che loro, quando navigano di notte nell’Oceano, non usano né cartine né bussole, ma come punti di riferimento si affidano soprattutto alla famosa costellazione della croce del sud.Sbarchiamo su un’isola completamente disabitata, ma popolata di uccelli , in particolare i red tailed tropic birds, che si possono riconoscere dalle lunghe timoniere centrali sulla coda. Depositano le uova su quest’isola incontaminata ed è uno spettacolo vederli covare nascosti tra i cespugli .

Tornati sulla terraferma ci aspetta un altro viaggio costiero con il nostro 4×4, verso un piccolo villaggio chiamato Itampolo. Ormai le avventure sono all’ordine del giorno e anche questo luogo ci sta per regalare un’esperienza africana da ricordare. Prima di arrivare passiamo per un famoso parco naturale dal nome impronunciabile, la riserva naturale di Tsimanampetsotsa. Lo spettacolo di colori che si possono vedere osservando il lago omonimo che viene alimentato dalle sorgenti di acqua dolce e dall’acqua di mare dell’Oceano Indiano, crea un paesaggio naturalistico tra i più suggestivi al mondo. Qui è possibile vedere i fenicotteri e sulla terra ferma l’ormai rara tartaruga radiata che è una specie purtroppo in via di estinzione.

Dopo la visita al parco proseguiamo per il villaggio di Itampolo, dove arriviamo il tardo pomeriggio. Come sempre l’accoglienza dei malgasci nei confronti dei Vahaza (uomini bianchi) è molto calorosa e ci viene subito offerta una palafitta dove poter alloggiare la notte. Ormai lo spirito di adattamento è arrivato ai massimi livelli, dopo molti giorni di viaggio, ma è simpatico aprire la pesante porta in legno e trovarsi sul materasso in gomma piuma una gallina appollaiata che ha deciso di trasferirsi li entrando dalla finestra sprovvista di chiusure.Il capo villaggio ci chiede se preferiamo mangiare poulette o poisson; in compagnia della nostra candela, nel buio dell’Africa, illuminati da un cielo stellato che auguro a tutti di vedere almeno una volta nella vita, mangiamo ed andiamo a letto accompagnati dal suono del mare che fa da colonna sonora.

La mattina, dopo aver mangiato una baguette imburrata (usanza importata dai francesi), scopriamo che dopo circa 1000 km di tracciati estremi la gomma della Jeep nella notte ha ceduto ed è praticamente a terra. Gli africani non si perdono d’animo e valutando che siamo a 150 km da Ambovombe e 130 km da Toliara (uniche città vicine ad avere un compressore potente per le gomme del 4×4) nel mezzo del sud del Madagascar dove le strade non esistono, considerando inoltre che non abbiamo incrociato mezzi di trasporto da ore, senza paura ci danno la loro soluzione: usare come mezzo di fortuna una pompa da bici modificata per l’occorrenza… In questo momento penso che il Madagascar potrebbe diventare la mia nuova casa…

Dopo questo momento di sconforto mi convinco che è l’unica soluzione possibile e assieme a 5 malgasci solleviamo il mezzo e cominciamo le manovre di gonfiaggio.  Non ci crederete ma dopo un ora di lavori intensi la gomma raggiunge la pressione minima per continuare fino al primo distributore… (assai lontano). Siamo ormai nell’estremo Sud, stiamo toccando la punta meridionale del Madagascar e dobbiamo arrivare a Lavanono, un altro piccolo villaggio di pescatori.  Durante il tragitto ci fermiamo in un mercato tipico del sud, il punto di incontro di tutti i villaggi vicini che aspettano il giorno del mercato per festeggiare e vendere le loro pietanze e i loro frutti, soprattutto fichi d’India.

Donna della tribù degli AntandroyNon si possono non notare gli sguardi estremamente incuriositi delle persone che non vedono passare praticamente mai i bianchi da queste parti. Gli uomini indossano un cappello molto particolare che li protegge dal sole. Questo territorio è popolato dalla tribù degli Antandroy che significa “coloro che abitano nelle spine”. Vivendo in un territorio arido nell’estremo sud. Sono principalmente dei guerrieri, mentre i conosciuti com sono i guardiani degli Zebù; inoltre tra la popolazione non mancano alcuni stregoni famosi in tutta la nazione.Stare in mezzo a questo mercato è una sensazione strana, un misto di eccitamento e di timore per le reazioni che potrebbero avere questi uomini così attenti ad ogni  movimento e talvolta armati di una lancia.

Dopo aver assaggiato un fico d’India, visto che è la zona ne è veramente ricca, proseguiamo verso Lavanono per arrivare all’eccentrico Lavanono Ranch, che è gestito da un altrettanto eccentrico francese. Ormai avete capito che la vita in Madagascar è molto diversa dai nostri standard. Quando la sera si decide di farsi una doccia calda dopo un viaggio intenso, si scopre che per lavarsi si ha a disposizione solo una bottiglia di acqua piovana, completamente pitturata di nero e lasciata tutto il giorno al sole  cosi da diventare bollente. Questo fa riflettere su quanto la nostra vita sia condizionata da falsi bisogni e da oggetti superflui.Bisogna comunque riconoscere che è la doccia più scomoda della mia vita, con i soliti amici a 8 zampe che mi tengono compagnia, ma solo vivendo queste esperienze io credo che si possa capire a fondo un paese, ed è proprio questa la bellezza di viaggiare. Rinvigoriti dall’acqua piovana ceniamo con del pollo e riso e prima di andare a dormire guardiamo il tramonto da una duna sabbiosa.

Dopo la nostra baguette mattutina arriviamo in poche ore al parco naturale di Berenty, poco distante dalla città di Ambovombe. Questa riserva è stata creata per salvaguardare le diverse specie di lemuri che vivono nel territorio. Sono animali simpaticissimi e qui si possono vedere diverse specie di lemuri, tra i quali i Catta i  Sifaka e i Fulvus. Il più simpatico è indubbiamente il Sifaka, che si muove saltando lateralmente e tenendo alzate le braccia come se ballasse. Vederli rilassati sugli alberi prendere il sole e assumere una posizione da perfetto maestro di Yoga è una sensazione bellissima, hanno una faccia cosi simpatica che se ne vorrebbe avere uno tutto per sé.

Nel parco del Berenty ci sono anche alcune specie di Camaleonti e le Volpi volanti, una specie di pipistrello dall’apertura alare immensa che hanno il muso molto simile ad una volpe. Mi hanno raccontato che in Madagascar esistono circa 15 specie endemiche di pipistrello. Dopo aver finalmente visto e interagito con i famosi lemuri, arriviamo alla città di Fort Dauphin. Viaggiare per il Madagascar credo che sia un’esperienza che rimane dentro tutta la vita, le sensazioni che regala lo stile di vita di questo paese africano sono indelebili. Ogni avventura però ha un inizio ed una fine, e da Fort Dauphin prendiamo  l’aereo per ritornare ad Antananarivo e poi di nuovo in Europa a Parigi, pronti per esplorare nuovi mondi…


Il Madagascar è la quarta isola più grande del pianeta. Il 95 % degli animali presenti sull’isola è endemico. Si possono scoprire  farfalle, varie specie di lemuri, camaleonti, coccodrilli, rane, tantissime specie di farfalle, il Tenrec, vari tipi di serpenti; tra le varie specie di uccelli bisogna ricordare i cormorani, le sule, le galline d’acqua, i Vangas, gli aironi, il fossa (il più grande predatore del Madagascar), le volpi volanti. Lo zebù è l’animale simbolo del paese. Da non dimenticare una pianta endemica come il Baobab.Mi hanno detto che i malgasci sono i più grandi mangiatori di riso di tutto il pianeta con una media annua di circa 135 kg per persona. L’uomo bianco, chiamato Vahza è molto rispettato dalla popolazione Malgascia. Viaggiando per il Madagascar capita spesso di incontrare delle imponenti tombe lungo la strada, sono parte integrante del paesaggio. Hanno una grande importanza per la popolazione perché rappresentano il legame tra i vivi e i morti, sono costruite con attenzione e sono molto costose, visto che una tomba può valere più dell’abitazione in cui il defunto ha vissuto.

I MIEI PIATTI PREFERITI

L’ingrediente che troverete in qualsiasi pasto malgascio è il vary, ossia il riso, che non accompagna la portata principale, ma viceversa viene accompagnato da manzo bollito, pesce o pollo. Le taverne che si trovano per strada offrono piatti di riso guarniti di carne di manzo, Zebù, pesce o pollo.Romazava: è composto da carne di zebù e  foglie di bredes (varietà locale di spinaci); solitamente è accompagnato da una salsa chiamata rougaille preparata con cipolle, pomodori e peperoncino.
Ravitoto: E’ uno stufato con germogli di manioca. Composto da foglie di manioca tritate e zebù o maiale, nelle zone costiere viene miscelato anche con il latte di cocco.
Zebù alla griglia: la bistecca locale Un consiglio per i più temerari, provate il carpaccio di Zebù, è molto buono ma spesso provoca degli effetti collaterali non troppo piacevoli… (se lo assaggiate siate pronti ad una eventuale notte in  bagno a fare la settimana enigmistica africana) Alla fine siamo pur sempre in Madagascar!Molti piatti solitamente si accompagnano agli achards, un tipo di curry vegetale piccante in salamoia. Lungo le coste il pesce è delizioso e molto economico, non potete fare a meno di provare l’Aragosta e le Ostriche dell’ Oceano Indiano: sono davvero buone e freschissime, soprattutto se siete sulla costa che si affaccia sul golfo di Mozambico. Io le ho assaggiate e vi consiglio di provarle. Un aragosta accompagnata da ostriche e un succo di guava (frutto tropicale) si paga all’incirca 14.000 Ariary, che equivale a circa 5 Euro. Se ora vi state chiedendo quanto costa una tipica birra malgascia, la risposta è circa 565 Ariary, 20 centesimi di Euro (5 birre 1 euro?!?!).La birra più bevuta in Madagascar è la T.H.B Three Horses Beer. Ha un gusto davvero gradevole, e la si può trovare in ogni luogo, dalla capitale Antananarivo ai paesini più remoti.Per quasi tutto l’anno, potrete inoltre gustare un’ampia gamma di frutti tropicali: assaggiate il voankazo, una combinazione perfetta in un assaggio unico. Oppure ci sono ananas, lychees, mango e banane, guava, frutto della passione, cocco, papaia. Le migliori produzioni di vino si trovano nelle regioni di Fianaranzoa e Ambalavao, territori che si prestano bene alla coltivazione della vite. Le migliori marche sono: Lazan’ny Betsileo, Berger, Grand Cru d’Antsirabe e per finire il mio preferito, il Clos Malaza.

COSA PORTARE a CASA

I legni pregiati sono una delle ricchezze naturali del Madagascar e se ne possono trovare molti come l’Ebano, le varie gradazioni viola del Bois De Rose o il particolare marrone del Palissandro. Oggetti in legno sono intagliati dalle esperti mani dei malgasci che riescono a creare animali e guerrieri di impareggiabile bellezza e arte. Per coloro che amano il vino e ne vogliono uno da tenere nella credenza come pezzo forte, vi consiglio il mio preferito, il Clos Malaza. Se passate nella città di Antsirabe, che è conosciuta per le pietre semipreziose come il quarzo, l’ametista, la corniola, il topazio, l’opale, le pietre di luna e l’acquamarina, potrete fare ottimi affari.
Nei vari mercati sparsi per la nazione comprate le ottime spezie come pepe verde e nero, ma soprattutto la vaniglia del Madagascar.

IN PILLOLE

QUANDO ANDARE: Da Aprile a Ottobre per evitare le piogge.
COSA VEDERE: I Lemuri nel Parco del Berenty – Il Viale dei Baobab – vivere il Madagascar spostandosi al suo interno.
COSA MANGIARE: Zebù alla griglia – Aragosta – Ravitoto
COSA PORTARE A CASA: Oggetti in Legno fatti a mano – un Lemure (SCHERZO!! Piacerebbe a tutti lo so…) – Vaniglia del Madagascar

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